
5 Marzo 1943 – 5 Marzo 2025
Alle ore 10:00 del 5 Marzo 1943 gli operai della Fiat Mirafiori dopo 20 anni di fascismo e in piena guerra incrociano le braccia e smettono di lavorare.
Saranno presto seguiti dagli operai e dalle operaie delle altre fabbriche di Torino e del triangolo industriale: nell’arco di un mese si contano 268 scioperi e 200.000 scioperanti.
È l’inizio della fine.
I lavoratori e le lavoratrici in barba a 20 anni di repressione totale di ogni iniziativa politica, spinti dalla fame in un colpo solo mettono in discussione guerra e fascismo.
È l’inizio di una fase di instabilità politica che culminerà nel Gran consiglio del fascismo del 24-25 Luglio e nella deposizione di Mussolini.
L’esperienza sarà ripetuta, nel mutato ambiente dell’Italia occupata dai traditori repubblichini e dai nazisti, il 1 Marzo dell’anno successivo e porterà centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici allo sciopero generale: il primo e unico grande sciopero generale nell’Europa occupata. Questo sarà un tassello fondamentale per l’organizzazione della Resistenza e dell’insurrezione del 25 Aprile 1945.
Ma a cosa serve ricordare tutto ciò 82 anni dopo?
Ieri erano i fascisti e l’alleato nazista i promotori della guerra, quella stessa guerra che provocò inflazione al 100% e – anche per sostenere la Germania – uno stringente razionamento dei beni alimentari. Quella stessa guerra che portò la classe operaia del paese a chiedere PANE, PACE e LIBERTÀ.
E oggi?
Oggi l’Europa va alla guerra: Von Der Leyen, presidente della Commissione europea, propone un piano per il riarmo da 800 miliardi, considerando addirittura la possibilità di farlo approvare soltanto dal Consiglio europeo e di non farlo votare dal Parlamento: alla faccia della difesa della democrazia!
Di questi 800 miliardi 650 arriveranno dall’aumento delle spese militari dei paesi membri: nei paesi UE le scuole cadono a pezzi, la sanità vede sempre più tagli al personale e un sempre maggior livello di privatizzazione, il diritto alla casa viene calpestato per consentire sempre più speculazione. In poche parole i tagli allo stato sociale, finanziato dai lavoratori con le loro tasse, sono una costante… e l’unica priorità che riescono a formulare a Bruxelles e nei vari governi europei è: GUERRA, GUERRA, GUERRA.
E se ieri i sindacati, eccezion fatta ovviamente per quelli fascisti, organizzavano con le poche forze disponibili scioperi generali con centinaia di migliaia di scioperanti, durati settimane e che riuscirono a mettere in ginocchio il regime e la sua macchina bellica, oggi cosa fanno?
Oggi UIL, CISL e forse anche la CGIL, invece di difendere gli interessi di chi lavora e di chi pagherà le conseguenze della guerra, cosa fanno?
Aderiscono a una piazza per l’Europa che di fatto oggi non è altro che una manifestazione per il riarmo e quindi la guerra…
Ieri furono gli operai e le operaie a organizzarsi per il pane e la fine della guerra, ponendosi in testa al popolo per cacciare i guerrafondai del loro tempo.
Oggi ai lavoratori e alle lavoratrici tocca lo stesso compito: mettere i bastoni tra le ruote della macchina bellica occidentale, lottare per il pane e contro la guerra, per costruire una società che non ne abbia più bisogno.
Firenze Antifascista