
Una storia che per le nuove generazioni di militanti va raccontata tutta, per le “vecchie” ha un significato molto diverso a seconda del posizionamento assunto nei primi anni del 2000 in città.
Riteniamo che quanto andremo a scrivere possa servire per conoscere avvenimenti importanti nelle dinamiche di quel periodo e che in molti non hanno conosciuto.
Sembra doveroso intervenire affinché questa resurrezione non corrisponda ad una riscrittura della storia.
Perché la riscrittura della storia è da sempre un problema e spesso per riscriverla basta omettere il contesto, passaggi di rottura e far corrispondere quel particolare al generale.
Abbiamo avuto modo di leggere alcuni articoli di giornale che fanno proprio questa operazione.
Proviamo a riportarla cercando di ripercorrere alcuni passaggi.
Il Network nel 2001 rappresentò un’esperienza effervescente in città: occupazioni di case, di spazi, giornali murari, assemblee, espressione artistica e controculturale con un elevato protagonismo giovanile.
Il Network si presentava così: «siamo studenti e studentesse, giovani lavoratori e lavoratrici, in generale PRECARI: per la nostra condizione attuale o nella percezione del nostro futuro. Siamo un Network, una rete di lavoro, di diverse esperienze nate dall’ambizione di rimetterci al centro della nostra esistenza, di progetti che sperimentano alternative ai meccanismi del libero mercato. Interroghiamo l’usuale, mettendo in discussione la sua necessità, la sua normalità, criticandolo a partire dai nostri bisogni di studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici precari che si muovono nell’area metropolitana fiorentina: vogliamo svincolare la nostra creatività dalla logica del profitto, vogliamo affermare una socialità diversa basata sulla partecipazione diretta nella realizzazione della nostra intraprendenza, che prova a liberarsi dalla mercificazione di menti e corpi, tempi e spazi.»
Il contesto in cui si mosse in città fu segnato chiaramente anche da fatti nazionali e internazionali.
Dal 15 al 17 Marzo 2001, si svolse a Napoli il Global Forum, un vertice che riunì tecnici e rappresentanti dei paesi più ricchi. L’oggetto di quell’incontro fu una discussione sul divario digitale e sull’utilizzo delle nuove tecnologie nei cosiddetti paesi in via di sviluppo.
Il 15 Giugno 2001 a Göteborg migliaia di giovani protestano contro il presidente americano George W. Bush e contro i capi di Stato e di governo europei convenuti al summit conclusivo del semestre svedese di presidenza della Ue, per discutere di problemi ambientali, economici, commerciali, della pace in Medio Oriente e nei Balcani.
Dal 19 al 22 Luglio fu invece la volta del G8 a Genova.
Erano gli anni dei controvertici, di scontri e mobilitazioni quantitativamente importanti. Fu però anche l’anno in cui, attraverso la repressione, gli spari della polizia nelle piazze e la morte di Carlo Giuliani, la tortura dalla Caserma Ranieri a Napoli, passando per Bolzaneto e la Diaz di Genova, tutto ciò fu messo in discussione.
Quel movimento non seppe reggere complessivamente all’attacco che gli fu rivolto.
Sulla base della divisione in “buoni e cattivi”, sulla base della dissociazione rispetto alla violenza di piazza, le parti più moderate e opportuniste interne al movimento, agirono in modo complementare rispetto alle forze repressive.
Per chi scelse di criticare queste posizioni e non intraprendere questa via furono anni difficili e complicati.
Anche Firenze ebbe la sua dose di repressione e normalizzazione.
Già nel contesto della guerra e dei bombardamenti su Belgrado nel ’99, durante lo sciopero del sindacalismo di base a Firenze il corteo fu violentemente caricato dai Carabinieri sotto il consolato USA.
La giornata fu molto tesa e culminò con l’occupazione della sede dei Democratici di Sinistra, il primo partito del governo di centro-sinistra presieduto da Massimo D’Alema.
Da quelle giornate di lotta nacque un’inchiesta che portò a perquisizioni sia in casa dei compagni che nelle sedi sindacali e ad un processo che è durato anni, con richieste di condanna pesantissime.
Nel 2001 il Network lanciò “l’Odissea per gli spazi”. A marzo il Network occupò “il Bandone” in via di Maragliano, poi sgomberato nel maggio dello stesso.
Dopo l’estate segnata dai fatti di G8 di Genova, a Firenze l’autunno iniziò con le perquisizioni del 24 Settembre 2001 di cui riportiamo una nota dello stesso Network: «alcuni di noi sono stati svegliati di prima mattina con un avviso di garanzia e un mandato di perquisizione per associazione sovversiva e tentate lesioni… in pratica ci attribuiscono tutti gli attentati dell’ultim’anno incluso il pacco bomba al Prefetto. Il miglior modo di rispondere a questo tentativo intimidatorio è continuare a fare quello che ci siamo preposti senza farci tarpare le ali, né ghettizzare da chi ci vorrebbe brutti e cattivi agli occhi della città.»
Il Network poi occupò ancora.
Il 27 Novembre 2001 fu occupato uno stabile in via Bufalini, nel centro della città.
«Da questa occupazione attaccheremo i simboli di chi ci vuole precari, omologati, ignoranti e terrorizzati… ma non ci basta gridare contro: il nostro metodo si basa sul continuo allargamento e sulla contaminazione delle progettualità e delle intraprendenze individuali e collettive. Per questo giocheremo su due piani: da una parte questa occupazione, uno spazio informativo e aggregativo (un bar e un INFOshop), di dimensioni limitate e nel pieno centro della città, dove costruire, amplificare e comunicare i nostri progetti: dal cuore della “metronecropoli”, un megafono per i nostri bisogni.
[…] Dall’altra abbiamo lanciato un appello per la costruzione di un’area di sperimentazione creativa autogestita dove dar vita ai tanti laboratori che si stavano costruendo in Via Maragliano [un’area concerti – camera oscura – galleria espositiva – e tanto altro]: non ci stancheremo mai di porre pubblicamente i problemi di vivibilità di questa città, di rinfacciare al governo cittadino la politica ANTIsociale e omologante che sta portando avanti.»
Iniziava però a crescere una divisione interna al Network, sicuramente dovuta al clima repressivo che si respirava nell’aria.
Il livello di scontro era alto, gli spazi di agibilità politica, soprattutto dopo il G8 di Genova era ancora più stretti, ed era cresciuta all’interno del Network una posizione dialogante con l’amministrazione comunale.
Alcuni suoi noti esponenti, afferenti all’area di sperimentazione creativa, probabilmente ci stavano lavorando da mesi.
Questa divisione si palesò il giorno in cui si concretizzò lo sgombero del CPA Firenze Sud.
Il 28 Novembre 2001 il reparto mobile militarizzò tutta l’area di Gavinana intorno alla ex-Longinotti, dove ora sorge il centro commerciale COOP, sgomberando il CPA Firenze Sud. Il giorno successivo, sui giornali, accuratamente nella stessa pagina, due foto vennero messe a confronto: i “cattivi” sgomberati che non avevano ceduto ai tentativi del Comune di normalizzarli attraverso l’assegnazione di uno spazio e la stretta di mano tra il sindaco Domenici e uno dei “noti esponenti” del Network.
Ciò determinò una spaccatura all’interno del Network che subì poi un duro colpo con lo sgombero dallo spazio in via Bufalini, avvenuto all’inizio del 2002.
Riportando una parte del comunicato del Network il giorno stesso dello sgombero, le parole parlano e parlavano chiaro: «noi facciamo domande precise e proponiamo soluzioni. La giunta invece, mentre fa lacrime da coccodrillo fingendo per la seconda volta la propria estraneità allo sgombero, fissa nello stesso giorno un improbabile conferenza stampa sul problema degli spazi giovanili in città!?!?!
La realtà dei fatti parla chiaro!
L’amministrazione pubblica usa la forza “pubblica” perché non ha la forza politica per rispondere.
Mentre ci sgomberano, ci indagano e ci etichettano. Noi alla luce del sole, continuiamo a riproporre forme e spazi come reale alternativa alla mercificazione imperante.
Dentro o fuori ci saremo comunque: per farvi capire che non ci avrete mai come volete voi, che non sarà col bastone e/o con la carota che smetteremo di riappropriarci e rivendicare i nostri bisogni. Per noi stessi e al fianco di tutte le realtà che si battono contro la mercificazione dell’esistente.»
Il Network politicamente continuava a tenere il punto, ma ormai la spaccatura al suo interno era in atto.
La “conferenza stampa sul problema degli spazi giovanili” definita giustamente “improbabile”, in realtà poggiava proprio sulla breccia che alcuni suoi esponenti avevano aperto.
Il 2002 fu anche l’anno del Social Forum a Firenze, che sancì la definitiva normalizzazione del movimento che aveva riempito le strade di Genova, marginalizzando coloro che in piazza avevano tenuto alle cariche della polizia, che avevano attaccato i simboli del potere economico e finanziario.
Non è stato un caso che l’apertura dei lavori sia stata delegata, tra gli altri, proprio al Sindaco di Firenze Domenici: il sindaco degli sgomberi, delle speculazioni e della cementificazione.
Pochi mesi dopo la parte “dialogante” del Network, che cambiò il suo nome in Netwip, costruì la Venere Biomeccanica e si preparò alla “72 ore” del 2003 alle Cascine.
Si legge in nota stampa: «Netwip.org è uno dei circuiti del movimento fiorentino che lavora da mesi alla costruzione di un happening multimediale completamente autorganizzato. Alla base dell’esperienza gli organizzatori pongono una critica feroce alle normative vigenti sulla redistribuzione dei diritti d’autore, nonché la richiesta di abolizione delle tasse di suolo pubblico per tutti gli eventi autogestiti.»
Continuarono nel frattempo le interlocuzioni con l’amministrazione Comunale che successivamente portarono all’assegnazione di uno spazio nel Quartiere 4, l’Elettro+.
La Venere Biomeccanica non fu quindi “figlia del movimento” ma di una sua profonda spaccatura interna.
Evidentemente questa storia non è così lineare come oggi ci viene raccontata dalle pagine dei giornali che in questa città hanno sempre contribuito alle campagne di criminalizzazione dei compagni e delle compagne, esaltando la legalità e le strette repressive in nome del decoro.
Se oggi la Venere Biomeccanica risorge per esser “venerata” ci sembrava necessario socializzarla e tracciarne le criticità.
Poi ognuno sceglierà se, quando, come e quanto venerarla.
Almeno però, ci sarà la possibilità di farsi le giuste domande: per chi risorge la Venere? Con quale obiettivo?
Pare che alla resurrezione abbia assistito anche una parte della Giunta fiorentina e questo non ci sembra certo un bel segnale. Probabilmente non sembra un bel segnale a noi, ma ad altri si. In ogni caso, sarà il modo in cui verrà usata a dirci il senso della resurrezione, forse la geografia dei sui prossimi spostamenti… ma attenzione… attenzione che la Venere non sia in realtà un Cavallo di Troia!