
Sabato 29 Marzo come CPA Fi-Sud saremo in piazza Poggi alle ore 14:30 per portare solidarietà alla Palestina e alla sua Resistenza.
Saremo insieme a Firenze per la Palestina e ai Giovani Palestinesi per sottolineare ciò che sosteniamo da ben prima del 7 Ottobre.
La Resistenza palestinese non sta ponendo la questione della nascita di uno Stato Palestinese subordinato alla ferocia dello Stato sionista.
Sta ponendo piuttosto la questione della liberazione della Palestina, “dal fiume al mare”.
Il richiamo al diritto internazionale continua ad essere una cortina fumogena. Non a caso torna alla ribalta in relazione al tentativo delle cancellerie europee di giocare ancora un ruolo nell’area.
Crediamo sia opportuno sottolineare come la tregua, prima in Libano e poi a Gaza, entrambe violate e rotte da Israele, sia stata conquistata dalla Resistenza. Non da altri.
Il diritto internazionale, per definizione, non regola la pace bensì la guerra.
Sono decenni che Israele porta la guerra in Palestina senza neanche rispettare quelle regole.
Se esiste un diritto internazionale oltre la teoria, qualcuno ci dica quali conseguenze abbia pagato Israele fino ad oggi, perché a noi non risulta niente di tutto ciò.
Ci pare però che, anche gli stessi che chiamano le piazze richiamandosi al diritto internazionale, ne dimentichino una parte fondamentale.
Altrimenti la prima cosa da fare sarebbe quella di riconoscere la totale legittimità di tutte le fazioni della Resistenza palestinese senza indugi e senza distinguo.
Tutte le cancellerie che in Europa si sciacquano la bocca con il diritto internazionale sono complici del genocidio, delle deportazioni e della “soluzione finale” che Israele sta praticando contro i palestinesi.
Il diritto internazionale perde di significato ogni volta che a richiamarlo sono coloro che hanno bombardato Belgrado, Tripoli, Damasco, Bagdad, Kabul e hanno continuato ad inviare armi, tanto ai battaglioni nazisti di Kiev quanto all’esercito sionista.
Chi dovrebbe far valere il diritto internazionale?
La cancelleria di Berlino che equipara antisionismo e antisemitismo vietando l’esposizione delle bandiere palestinese nelle piazze?
Oppure la cancelleria italiana, dove lo Stato ha imprigionato compagni palestinesi su mandato di Israele e dove, su proposta della Lega, è in votazione il Ddl 1004 che equipara antisionismo e antisemitismo?
O forse Londra, che accomuna la bandiera palestinese ad un atto di sostegno al terrorismo internazionale?
Le piazze non devono essere un momento di trasmissione delle scelte prese in “alto” verso il “basso”, ma uno strumento del conflitto contro la guerra e di solidarietà tra oppressi e sfruttati.
Almeno dovrebbero portare chiarezza, non illudere e non confondere.
Soprattutto dovrebbe essere evitato di far credere che la soluzione possa esser delegata agli stessi che sono parte del problema.
Purtroppo non esistono facili soluzioni e non sono a portata di mano. Tantomeno all’interno di questo sistema.
Quando i rapporti di forza sono così impari, però è quello il momento in cui bisogna lavorare ancor più duramente per risollevare le nostre sorti.
Il primo passo è quello di dire chiaramente che il bagno di sangue in Palestina e i rastrellamenti a Kiev per mandare i giovani a morire al fronte potrebbero essere il nostro futuro prossimo.
Che a salvarci non sarà il diritto internazionale ma solo il nostro livello di organizzazione e di lotta.
Con l’avvicinarsi del 25 Aprile forse è più facile da capire. Quanto tempo è passato dalle barricate del Bandino alla formazione delle Brigate Partigiane? Anni lunghi, bui e pesanti.
Se però è stato possibile è perché in quegli anni le organizzazioni dei lavoratori avevano chiaro dove li stava portando la storia e non hanno mai smesso di preparare il giorno della Liberazione.
Ci vediamo in piazza!
PALESTINA LIBERA DAL FIUME AL MARE!
SOSTENIAMO LA RESISTENZA PALESTINESE!